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mercoledì 15 gennaio 2014

Un bagno nel bidè.


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È sera. Sto cucinando e arriva Marco.

Marco: “Mamma Isa, tanto bene”.

Io: “Anch’io, cucciolo”.

Passetti veloci lo riportano di là.

Passano pochi minuti.

Marco: “Mamma Isa, tanto bene”.

Ahia, siamo già a due: due indizi, fanno una prova.

Io: “Anch’io... tutto a posto?”.

Sparisce di nuovo.

Nei miei pensieri inizia a insinuarsi un brutto presentimento: non lo sento, non lo vedo e mi ha detto due volte tanto bene…

Torna Marco trotterellando.

Marco: “Tanto bene, Mamma Isa.” 

E mi si abbarbica alle gambe.

Io: “Anche la mamma ti vuole bene ma… hai le manine bagnate???”.

Marco intanto scappa via di nuovo.

Mi asciugo velocemente le mie (di mani) e lo rincorro.

In bagno scorre l’acqua nel bidè, un classico.

Marco è in camera sua, con un po’ di giochi in mano: un libro, una macchinina, alcuni pezzi di lego, come se stesse facendo ordine. Invece si dirige svelto, svelto verso il bagno. Quindi dritto verso il bidè e… oooooplà! tutti dentro, insieme a una palla, un peluche e un mostricciattolo vinto coi punti Esselunga. Un bel bagnetto di gruppo.

Marco: “Ecco Mamma Isa: puliti!”

Eh no carino. Sei piccolo ma non me la fai. È inutile che mi dici quella parolina lì! Lo sai che è una delle mie preferite. ("Marco, pulisci lì/pulisciti le manine/facciamo il bagnetto che poi sei bello pulito…") E poi, cosa sono quei tre “ti voglio bene” di fila???
Come la mettiamo? Vuoi fregare tua madre?

Sì. 

Mi basta uno sguardo per capirlo: mi ha fregata.

Niente funziona meglio di un rivestimento romantico su un movente egoista. (Bill Bernbach)

Questa volta, Marco si è travestito proprio bene.

Mi arrendo: “È vero, avevano proprio bisogno di lavarsi un po’. Gli hai fatto anche uno shampoo?”.

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